Il Broker - come sceglierlo

In precedenti articoli sull'indipendenza finanziaria abbiamo visto come sia bene preparare una strategia diversificata in panieri a seconda degli obiettivi che ci si prefigge, e della tolleranza al rischio che si ha.
Oggi entriamo nel dettaglio dell'operatività, e cerchiamo di dare qualche informazioni sugli strumenti necessari per poter investire.

Infatti dopo aver risparmiato abbastanza denaro per soddisfare un'imprevista necessità di liquidità (diciamo un fondo per le emergenze), e aver iniziato a mettere da parte un gruzzolo da investire, nel caso in cui non si voglia investire nel mercato immobiliare, sarà necessario scegliere un Broker e creare un account.



Che cos'è un Broker? E' un servizio di intermediazione che permette ad un utente di operare sui mercati azionari. Ad oggi esistono una moltitudine di piattaforme che permettono di operare in autonomia, con interfacce utente dalle più semplici ed intuitive alle più complesse e professionali. In genere anche la banca tradizionale offre servizi di brokeraggio, ma i costi sono generalmente piuttosto alti.

Idealmente ai fini dell'indipendenza finanziaria, l'investitore dovrebbe investire ricorrentemente e costantemente negli stessi strumenti finanziari finchè il suo portafoglio, grazie all' interesse composto, non sia in grado di garantirgli una rendita (che per semplicità considereremo al 4% annuo, come sempre). E' quindi evidente la necessità di abbattere i costi del broker, per poter beneficiare interamente del 4% di rendita, anzichè dividerlo con il gestore della piattaforma.

Tra i Brokers più famosi in Svizzera abbiamo Interactive Brokers, Swissquote e DeGIRO.

Vediamoli piu' da vicino:


INTERACTIVE BROKERS

E' il re dei broker, quello più popolare nella comunità FIRE. Sicuramente merito del suo basso costo e della sua interfaccia professionale, anche se molti ne lamentano l'elevata complessità. Questo broker ha tuttavia un costo di gestione annuo che si abbatte non appena il conto supera i 100 mila franchi. Per questo motivo potrebbe non essere la scelta migliore per chi ha intenzione di investire meno o per chi non ha un piano per superare i primi 100 mila franchi investiti in poco tempo. Un vantaggio di IB è che ha un portafoglio di strumenti su cui investire tra i più vasti. Un ulteriore vantaggio di IB è che supporta conti cointestati, è quindi possibile creare un portafoglio "familiare", ed ha un'ampia gamma di contenuti per la formazione necessaria.


DEGIRO

E' un online broker relativamente nuovo in Svizzera e fa del suo basso costo il suo punto di forza, soprattutto per chi insegue l'indipendenza finanziaria. L'interfaccia è piuttosto semplice ed intuitiva, anche se qualche grafico in più non guasterebbe. Non tutti i prodotti sono disponibili e il conto è in una sola valuta. Questo comporta dei costi di conversione valutaria qualora si investa in valute diverse. 

Potete trovare una comparativa, in inglese, qui


Una volta scelto il proprio broker, occorrerà essere costanti: depositare denaro a cadenza fissa, investirlo nei prodotti scelti, e periodicamente ribilanciare il portafoglio in modo da mantenersi fedeli alla strategia di investimento definita.


ROBOADVISORS

Una nota a parte meritano i cosiddetti "Roboadvisors"; questi sono dei broker online che hanno un servizio aggiuntivo di gestione e ribilanciamento automatizzato, che li rende il prodotto ideale per chi si avvicina agli investimenti e sta ancora approfondendo senza voler aspettare e senza voler correre rischi scegliendo investimenti sbagliati.

Ovviamente questo servizio aggiuntivo ha un costo, che normalmente è inferiore al punto percentuale annuale dell'ammontare investito.

Di questi prodotti il più famoso, ed il più economico, è Betterment che tuttavia non è disponibile in Svizzera. 

Tra quelli disponibili, i più economici sono Selma e TrueWealth, che hanno un costo simile, che comprende sia la gestione patrimoniale incluso il ribilanciamento, che il costo di acquisto e vendita dei prodotti stessi.

E' di norma possibile aprire un account di test, simulando un amontare iniziale e usando un portfoglio proposto o modificandolo a piacere.

Il funzionamento di questi roboadvisors è molto semplice: una volta compilati i moduli per aprire un conto, sia presso il broker che presso la custodian bank che riceverà la liquidità per l'acquisto o la vendita dei prodotti, l'interfaccia guiderà l'utente passo passo nella definizione della sua tolleranza al rischio, attraverso un questionario. Sulla base di questo assessment iniziale, l'utente riceverà un coefficiente di tolleranza al rischio ed una proposta di paniere contenente vari strumenti finanziari, già distribuiti in modo da rispettare l'allocazione corrispondente al coefficiente di rischio.



Dal punto di vista dei costi, i due prodotti sono simili, ma mentre Selma offre uno 0,68% annuo fisso, indipendentemente dall' entità del portafoglio investito, TrueWealth applica uno 0.5% all' anno fisso, piu' una percentuale che varia a seconda dei prodotti finanziari che compongono il portafoglio. Nella maggioranza dei casi questi vanno dallo 0.15% al 0.2%, rendendo i costi del tutto comparabili a quelli di Selma. TrueWealth, a differenza di Selma, dimezza le sue commissioni quando la dimensione del portafoglio investito supera i 500 mila franchi, il che lo rende competitivo sulle grosse cifre. Se vi interessa aprire un conto con True Wealth potete usare il mio referral.

Poichè è importante iniziare ad investire quanto prima, per permettere al tempo e all'interesse composto di far crescere il valore, è importante che scegliate il broker giusto per voi quanto prima. Buona scelta!




Referendum Costituzionale 2020: le ragioni del SI

Non pensavo che avrei scritto di politica su questo Blog: come sempre mi lascio trasportare dai temi che mi appassionano e mi trovo piacevolmente stupito dal sentire la necessità di scrivere del Referendum Costituzionale 2020 sul taglio dei parlamentari in Italia.

Il 20 e 21 Settembre, i cittadini italiani residenti in Italia e all'estero, sono chiamati alle urne o al voto per corrispondenza, per esprimere il loro parere su una legge già discussa ed approvata alla Camera e al Senato, la legge che modifica l'assetto costituzionale delle Camere riducendo il numero dei parlamentari e senatori dagli attuali 945 a 600, di cui 400 alla Camera dei Deputati, e 200 alla Camera dei Senatori. In aggiunta, la legge pone un limite al numero di senatori a vita, che potranno solo essere 5.

Queste modifiche sono state invocate da tempo e sostenute da più parti politiche in passato, ma non hanno mai visto la realizzazione, perché come tutti sappiamo, cambiare le cose nel Paese del Gattopardo non è così semplice, e quando le si cambiano lo si fa affinché nulla cambi davvero.

Sui media si leggono principalmente le ragioni del NO, e a fare campagna attiva a favore del SI sono praticamente solo gli esponenti del Movimento 5 Stelle.

Taglio dei parlamentari, come e quando si vota per il referendum

Ho letto molte opinioni a riguardo e tra le voci favorevoli al NO, che quindi vorrebbero lasciare l'assetto così com'è oggi, le principali motivazioni espresse sono le seguenti:

1. Se vincesse il SI verrebbe meno la rappresentanza, riducendo il numero degli eletti

2. Occorre puntare sulla qualità degli eletti, non sulla quantità.

3. Non è vero che l'Italia ha il più alto numero di parlamentati tra le democrazie occidentali

4. Le camere sarebbero meno efficienti perché non è stato definito nel dettaglio il meccanismo di funzionamento che supera il bicameralismo perfetto

5. E' una riforma proposta dal M5S, quindi sicuramente sbagliata


Credo che le motivazioni sopra possano essere dibattute e facilmente smontate; ci provo di seguito:


1. Con il SI non si riduce la rappresentanza: 

In realtà la rappresentanza geografica sarebbe garantita comunque attraverso il senato. Alcune regioni avrebbero una significativa riduzione dei seggi, ma le più colpite sarebbero le grandi regioni e il nuovo assetto sarebbe come descritto dal Sole24Ore, avremmo quindi un maggior peso per le regioni piccole, in percentuale:

Oltre al Senato avremmo i 400 deputati, che anch'essi andrebbero a contribuire alla rappresentanza, su base politica, e potremmo così allinearci alla media Europea di un rappresentante per ogni 100.000 cittadini, anziché tenerne 1,6 per ogni 100.000.

Faccio notare che questa legge è stata già votata e approvata in Parlamento dal 97% dei presenti. Se dovesse passare il "NO" , quindi, sarebbe un'ulteriore dimostrazione che l'attuale sistema di rappresentanza non funziona e va modificato.


2. Quantità non è sinonimo di Qualità:

Ad oggi, con 945 deputati possiamo per certo affermare che la qualità non sia garantita. E' purtroppo un dato di fatto. Di più: gli elettori conoscono una piccola parte dei loro rappresentanti, quelli esposti mediaticamente e quelli che ricoprono cariche di rilievo, lasciando ampio spazio ad una pletora di assenteisti sconosciuti ai più, senza scomodare quelli ben noti a tutti. 

Allora ben venga un taglio, magari accompagnato dal ripristino delle preferenze, così da rendere non vantaggiosa la candidatura di persone impresentabili: i pochi saranno tutti visibili. Non solo: per il Senato, ove le cariche sono per nomina, con meno seggi il partito sarebbe più motivato a farli occupare da persone capaci.

In alcuni casi, come dicono gli anglosassoni, "less is more": avere camere snelle potrebbe portare parlamentari preparati e un incremento dell' efficienza nel lavoro del legislatore.


3. L'Italia ha il più alto numero di rappresentanti in Europa, ad esclusione di UK:

Le persone che sostengono il contrario in genere "dimenticano" il senato, pertanto o sostengono questa motivazione per ignoranza, o lo fanno in malafede. Abbiamo due camere, fatevene una ragione. 

Anche se con questa riforma si avrebbe ancora un bicameralismo paritario ci sono molte voci autorevoli a sostenere che l'efficienza generale del Parlamento incrementerebbe. D'altra parte oggi abbiamo un elevato numero di assenteisti, ed un numero ridotto di poltrone forzerebbe una maggiore partecipazione. 


4. Il meccanismo nel dettaglio non è un grosso problema:

E' vero, il meccanismo di dettaglio non è stato ancora definito. Tuttavia, se anche si mantenesse l'attuale, il funzionamento delle camere ne gioverebbe; non a caso la stessa riforma era stata proposta dal PD nel 2008, mantenendo le camere paritarie. A questo tema aggiungerei che negli ultimi 30 anni il ruolo del Parlamento Europeo è andato crescendo, spostando parte delle attività legislative dal livello statale a quello "federale". Per questo abbiamo altri 76 deputati eletti al Parlamento Europeo. Allora se i ruoli dei Parlamenti locali vengono ridimensionati e al contempo cresce il numero di parlamentari europei, ha senso che si possa ridurre il numero di parlamentari locali, anche senza modificare i meccanismi di dettaglio.


5. E' una proposta del M5S. E' quindi sbagliata?

E' vero che è una battaglia del M5S da sempre, cioè dai circa 10 anni in cui questo soggetto politico esiste, ma prima di esso, e anche dopo la sua nascita, riforme simili sono state proposte trasversalmente da molti partiti, i cui leader sono gli stessi che oggi si sperticano per il NO. 

Stessi partiti che alla camera e al senato hanno già votato a favore di questa riforma. 

Siamo davanti ad un caso di schizofrenia allora? No, è il solito vecchio paraculismo politico all'italiana, che mira al tornaconto a breve termine anzichè al bene del Paese piu' ampiamente inteso.

In alcuni casi, il voltafaccia o la propaganda a favore del "NO" suona come un "quando l'ho proposto io me l'hanno bocciato quindi io boccio la loro". 

In altri casi suona come un "voglio mettere in difficoltà il governo così da spaccare l'alleanza post elettorale tra M5S e PD. Perchè è questo il problema vero: la vittoria del NO è semplicemente il modo piu' diretto per cercare di provocare la caduta del governo. 

Il calcolo del tornaconto politico sul breve termine è a mio modo di vedere la tara genetica, la radice profonda di grossa parte dei problemi in Italia. 

Ogni visione di lungo periodo, ogni beneficio stabile per la comunità finisce per piegarsi alle logiche politiche che hanno un orizzonte brevissimo, e questo di sicuro è a beneficio solo ed esclusivamente dei politici stessi.

Spero che per una volta si possa guardare oltre le divisioni di partito e le opportunità di breve, e cogliere l'opportunità per un cambiamento nella direzione giusta, di un sistema finalmente allineato con quelli delle democrazie moderne.

Comunque la pensiate, buon voto!

Paniere Sicurezza: il ruolo della casa di proprietà - Il caso Svizzero

In un precedente post abbiamo valutato l'investimento immobiliare nel caso Italiano; in questo post parlero' del caso Svizzero, che è molto diverso dal precedente.



Innanzi tutto il mercato immobiliare Svizzero è in crescita da anni. Alcuni sostengono che sia una bolla destinata a scoppiare, altri sostengono che sia una crescita sostenibile, giustificata dal fatto che le aree edificabili sono pressoché finite, e la capacità abitativa può essere aumentata solo sostituendo edifici vecchi con edifici nuovi e più alti.

Il secondo punto da considerare è che l'economia Svizzera è florida. La bassa tassazione per le imprese, i salari alti, la posizione centrale in Europa, il multilinguismo presente ovunque, la qualità della vita elevata e la stabilità politica spingono aziende a trasferire qui i loro headquarters, e ad attrarre talenti da tutta Europa o addirittura da oltre oceano. 

Il terzo punto da considerare è che la Svizzera è nota per essere un Paese sicuro, sia dal punto di vista sociale che dal punto di vista monetario. Bene.

Queste premesse vogliono spiegare il perché la bolla immobiliare Svizzera, se di bolla si tratta, è supportata e destinata a non sgonfiarsi facilmente.

Quando dico che il mercato è in "bolla" oltre a intendere che il prezzo degli immobili sale costantemente da svariati anni, intendo dire anche che è piuttosto caro, e nelle zone più popolate, come Zurigo e Ginevra, supera facilmente i 10 mila franchi al metro quadrato. Quindi per un appartamento da 100 metri quadrati occorre considerare la ragguardevole cifra di almeno 1 milione di franchi!

Per le ragioni sopra, infine, gli affitti sono molto alti, e per lo stesso appartamento di 100 mq si possono pagare facilmente 3.000 CHF/mese, confermando il costo dell'abitare come la prima voce di spesa per una famiglia svizzera.

Stando così le cose, chi può permettersi l'acquisto di un appartamento?



In realtà, e qui la modalità di acquisto di un immobile in Svizzera si discosta enormemente da quella ben nota oltralpe (sia in Italia che in Francia), per acquistare un immobile occorre avere mezzi propri per il 20% del valore dello stesso ed una rendita la cui terza parte sia superiore alla rata del mutuo calcolata con un 4% di interesse; gli enti erogatori dei mutui non vogliono prendersi rischi. 

Quindi, nell'esempio da 100 mq, occorrerà avere 200 mila franchi del milione richiesto, ed una rendita di almeno 10.500 CHF al mese (costo della rata ipotetica al 4% di interesse, moltiplicato per 3).
L'acquirente può quindi contrarre un mutuo, che tuttavia non dovrà necessariamente estinguere. Sarà sufficiente che l'acquirente diventi proprietario del 35% di tutto l'appartamento entro 15 anni dall'acquisto.
Questo vuol dire che se ha comprato un 20% all'atto dell'acquisto, dovrà impegnarsi a riscattare un ulteriore 1% all'anno per 15 anni. 
Passati i primi 15 anni, l’acquirente potrà continuare a vivere nella casa pagando solo la quota interessi dell’ammontare residuo su cui ha ancora il mutuo. In questo modo, l'acquirente non deve necessariamente estinguere il mutuo, potrà semplicemente rinegoziarlo ogni 10 anni. 

Questo meccanismo è quindi un ibrido tra lo stare in affitto e l'acquisto di una casa di proprietà, e finché i tassi di interesse sono così bassi e il mercato immobiliare è in crescita, comporta dei vantaggi aggiuntivi rispetto al caso italiano, poiché la riduzione dei costi operativi si ottiene già dalla prima rata, si può investire la differenza, e il valore dell'immobile si rivaluterà e fornirà una plusvalenza al momento di un'eventuale vendita.

Vediamo l'esempio di un appartamento di 100 metri quadrati da acquistare.
L'ente che eroga il mutuo, ipotizziamo per 10 anni, propone una formula in cui l'acquirente debba ripagare il minimo legale dell'immobile ( il famoso 1% all'anno del valore dell'immobile, quindi 10 mila franchi all'anno) più gli interessi sul mutuo erogato, che al momento sono molto bassi (siamo all'1% tasso fisso, il che significa altri 8 mila franchi all'anno). Si otterrà così un costo annuo di 

costo ammortamento = 10.000 CHF
costo interessi = 8.000 CHF

a cui si dovranno aggiungere i "Nebenkosten", ossia i costi di riscaldamento, luce comune e condominio, che normalmente sono inclusi nei costi di affitto. Questi, per un appartamento di 100mq potrebbero essere di 5.000 CHF all'anno.

Nebenkosten = 5.000 CHF

Occorre anche aggiungere la tassa di proprietà: quest non è di semplice calcolo in quanto si basa sul principio dell'affitto potenziale che si potrebbe ricavare. Questo valore, pari a circa il 60% del valore di mercato dell'affitto potenziale nel Canton Zurigo, viene sommato all'imponibile, ma se ne detraggono interamente i costi di mutuo, di ristrutturazione, riducendo così l'ammontare da aggiungere all'imponibile da lavoro dipendente o indipendente.

Nell'esempio, il valore locativo potenziale sarebbe 36.000 CHF/annui, il cui 60% vale 21.600 CHF. Da questo ammontare devono essere detratti gli interessi sul mutuo di 8.000 CHF, ed i costi di manutenzione, che per semplicità considereremo pari a 5.000 CHF. Perciò l'imponibile corrisponderebbe a quello da lavoro maggiorato di 8.600 CHF, che al 24% di tassazione corrisponderebbero a 2.064 CHF.

Tassa di proprietà = 2.064 CHF

Complessivamente quindi, il costo annuo dell' acquisto, nel caso in cui si pagasse l'ammortamento, sarebbe la somma di ammortamento, interessi, Nebenkosten, Tassa e manutenzione (10.000+8.000+5.000+2.064+5.000):

Costo annuo caso acquisto =30.064 CHF

valore che è evidentemente inferiore ai 36.000 CHF che lo stesso appartamento costerebbe, all'anno, in affitto. 
Inoltre ad ogni miglioria che si volesse introdurre, il valore dell'immobile crescerebbe e la banca si proporrebbe di finanziare il gap tra l'ammontare già finanziato e l'80% del nuovo valore.

Un'ulteriore agevolazione per l'acquirente poi nasce dalla possibilità di non pagare annualmente la quota di ammortamento (i 10.000 CHF sopra), ma di pagarli tutti assieme (cioè 100.000 CHF) allo scadere del mutuo.
Questo ha due effetti:
  1. la proprietà rimane al 20% per tutti i 10 anni del mutuo e non si ha un incremento delle tasse
  2. il costo annuo dell'abitare si abbassa ulteriormente a 20.064 CHF nel caso in esame, permettendo di investire il resto (ma occorre accantonare le cifre attraverso il terzo pilastro pensionistico)
Da quanto esposto sopra si evince che con l'acquisto si può ottenere una rata mensile che va da due terzi a meno della metà dell'affitto equivalente, riducendo significativamente i costi operativi dell'abitare.



Insomma, nel caso svizzero, in cui lo Stato è molto attraente, il mercato immobiliare è ancora in crescita, ed i tassi di interesse sono al minimo, l'investimento immobiliare presenta ulteriori vantaggi rispetto al caso italiano.

E se i tassi di interesse dovessero aumentare? In questo caso si può comunque valutare di metterlo in affitto, e con gli introiti ripagare il mutuo. 
Oppure si può valutarne la vendita, visto che il mercato è in crescita, ottenendo anche un bel guadagno, anche considerando la tassa sul "capital gain" che lo Stato applica sulla plusvalenza ottenuta con la vendita, tassa che è inversamente proporzionale al numero di anni in cui si è mantenuto l'investimento; per esempio, nel canton Zurigo, il guadagno viene tassato intorno al 40% se si vende dopo soli 5 anni dall'acquisto, mentre viene tassato meno del 20% se si vende dopo 25 anni dall'acquisto.

Insomma, anche sugli immobili il modello svizzero sembra funzionare egregiamente ed essere un'ottima opportunità di investimento.

E voi? Come valutate l'investimento su una casa o appartamento di proprietà?