Ricordi del 2006 - Campionato del Ponente Ligure, regata 1

Lo avevo anticipato qui, ed eccolo! Quello che segue è il diario di una regata del campionato del ponente ligure, che scrissi nel lontano 2006. E' un bel ricordo per me, mi ha divertito rileggerlo in questi tempi difficili e mi fa piacere condividerlo qui, spero vi diverta!


I temerari del giorno prima, al secolo Franz, Michele, Emanuel e Giulio si incontrano all’ Holiday Inn di Assago alle 8:00 di mattina (di sabato!!!) per essere a Genova alle 10:00, carichi come molle da bucato e al tempo stesso annebbiati dagli stravizi notturni e dall’alzataccia. A Genova il 5° dell’ ave maria, Agostino, li aspetta già in barca, mangiato e pronto per dominare il golfo di Genova. A ranghi ridotti, alla fine si salpa alle 11:00, dopo aver ingurgitato focaccia in abbondanza al naturale e farcita con prosciutto e formaggio. I ruoli temporanei sono i seguenti:

  • randa – immancabile Agostino
  • timone – Michele, chi senno’??
  • prodieri – Franz ed Ema
  • mr winch – Giulio

La giornata riserva un bel vento da terra che ci fa sfrecciare a velocità supersoniche senza l’ausilio dello spi (e te lo credo: il tangone ci aspettava triste triste in banchina…), e nonostante il profilo di randa davvero osceno! Il mare è bello spianato, il cielo tra il grigio scuro e il grigio chiaro, ma a sprazzi esce un sole che sembra una benedizione; insomma ci sono davvero tutti i migliori auspici per dar fuoco alle polveri nella gara dell’ indomani! Tra una virata e una strambata ci si accorge che mancano nell’ ordine: bandiera italiana, salvagente e riflettore radar… fortuna che siamo tutti patentati, senno’ ci si dimenticava anche lo scafo.


Al rientro dopo il riposo di rito, si esce a fare un giro per Zena, attraverso i caruggi della zona del porto. Il giro si è poi allargato a zone ignote ai più, forse anche agli stessi genovesi! La scelta del ristorante è il principale problema della sera: ci hanno consigliato un posto, ma da bravi marinai, dobbiamo chiederne conferma a qualche autoctona, la tipa dell’ edicola per esempio, che ci sconsiglia caldamente il posto ove eravamo diretti, e si raccomanda che andiamo da “LA SANTA”. Santa o no, l’ edicolante si è rivelata bugiarda, e se si fosse stati nel medioevo al rogo ci sarebbe andata co’ tutta l’edicola! Non è il cappottino il problema, ma il cibo non era davvero nulla di che. In compenso il vino è sceso giu’ senza alcun problema ed ai 3 litri di bianco è anche seguito un grappino per tutti ed un wisky doppio per pochi (indovina chi..?) A questo punto, imbenzinati a dovere, si cerca IL locale in cui passare il dopo cena in attesa del resto della marmaglia: Alesso e Fabio. L’8° del gruppo Simone, ci avrebbe raggiunti solamente il giorno dopo.

La scelta del locale ricade su una vecchia conoscenza dei nostri eroi, e qui si iniziano i giri, come dire… ah ecco: digestivi. Il clima si scalda, il locale si riempie, anche Alessio e Fabio sono ormai arrivati; tutti insieme si balla e si beve , e ogni tanto si solleva qualche nero, che apprezza e come segno della sua gratitudine ricambia con un ricamo nigeriano direttamente sul naso del nostro Franz! In realtà sull’ accaduto esistono molte versioni, l’unica cosa certa è che all’ uscita del locale il Franz è più rosso di un montepulciano d’abruzzo, incazzato come un ciuaua e pronto a tenere testa al buttafuori (anch’egli nero) del locale, la versione rapper dell’incredibile hulk. Tornati a fatica in barca, ci restano poche ore di sonno: sono ormai le 3:00 e la partenza è fissata per le 7:00 visto che alle 11:00 la gara inizia davanti a Cogoleto.

03.12.2006
Alle 7 siamo in piedi quasi tutti, ma quasi nessuno è sveglio e lo scambio di parole durante il trasferimento è ridotto a “hu?” e “aah”. Minimalismo tattico! 
Verso le 11:30 Franz si sveglia; non è solo in piedi, è visibilmente quello messo meglio di tutti e riesce a parlare: “ma che è successo ieri sera?” non c’è tempo di chiamare un esorcista, la gara ci aspetta! Arrivati davanti a Cogoleto ci rendiamo conto che il peggio si sta verificando: non c’è un filo di vento. Ed è così per un’ altra ora, ma il comitato ci crede e si fa beffe di chi gli intima di dare il via alla gara al primo alito di vento o a chi gli intona “io me ne andrei” (di Baglioni, Tinello, Bortone) sul VHF.

Finalmente si parte: con poco vento sulle prime Eva arranca e siamo penultimi alla prima boa. Qui l’equipaggio, per non perdersi d’animo ricorre ad Ago “juke box” Massa, che nonostante il mare looongo intona un repertorio degno di Demo Morselli. Forse per i canti propiziatori, forse perchè lassu’ qualcuno ci ama, avviene il miracolo: il vento rinforza ed Eva mostra tutta la sua natura corsaiola recuperando posizioni su posizioni. Certo, le manovre con lo spi sono lente e ingarbugliate e talvolta si ha la sensazione che il danno sia più del guadagno; ma alla fine si riesce a terminare la regata in posizione più che onesta.

Ed ora, le temutissime.

  • Alessio – prodiere – ancora un po’ impacciato nel ruolo, arma il braccio del tangone sullo strallo, ma dimostra di avere cuore e fegato e recupera anche le situazioni più toste. Ma quando ci ridarai “un abragio”??
  • Emanuel – prodiere – veloce come una faina, sguiscia a dritta e a sinistra sempre armato della fida cicca spenta. Come Gighen!
  • Fabio – teiler – un po’ giu’ di tono con mr winch a causa del mare lungo che reclama la sua colazione (quella di Tinello, ndr). Ma allo spi si trasforma e sfoggia una padronanza del pompaggio inaspettata. Diavolaccio!!
  • Simone – drizze – impeccabile gestisce drizze di spi, di randa di genoa, forze dal basso e dall’ alto con la maestria di un amante su una giovane puledra. E Eva dimostra di apprezzarlo. Latin lover!
  • Franz – prodiere – rapido e preciso come sempre, non sembra neanche avere il cerchio alla testa. E alla domanda “le vele sono a segno?” risponde con un ” mi vado a predere una birra!”. Incorreggibile!!
  • Agostino – randista – il mare lungo ha la meglio anche su Ago che resiste fino alla fine per poi passare il rientro in posizione fetale, ma sempre con la scotta in mano! Parafrasando il poeta, il mal di mare ha 2 fasi: la prima, brutta, è quella in cui credi di morire. La seconda, tremenda, è quella in cui ti rendi conto che non morirai. Forza prof!!
  • Michele – tattico e timoniere – il mare gli da’ ragione e stavolta Eva l’accompagna nell’ impresa. Lo spi rimane il suo grande cruccio: l’equipaggio è ancora troppo lento nelle manovre di issaggio, ma a furia di farci provare… a quando un ingresso in porto con lo spi?? Temerario!
  • Giulio – tailer – quello buono. Stava per morire prima della gara, ma tira fuori orgoglio e maroni e dà grade prova di abilità regolatorie. Certo, con lo spi ancora fatica, ma finchè gli armano il braccio del tangone da n’artra parte… 😉
  • Eva – la barca – a dispetto dell’ aspetto sciatto della vigilia, si presenta truccata e armata di tutto punto incluso tangone e con un nuovissimo invidiabile profilo di randa, con meolo cazzato. Il mare se ne accorge e cede al suo fascino senza opporre resistenza. Zoccola (nel senso buono!)

A proposito… siamo arrivati primi!!



Paniere crescita - il ruolo degli ETF

In precedenti articoli abbiamo parlato di motivazione per investire, di piano di investimento, di come si debbano distribuire i risparmi in diversi panieri, in modo da ridurre il rischio e pianificare i propri obiettivi di Indipendenza Finanziaria e recentemente dei brokers.

In questo articolo vogliamo entrare un po' piu' nel dettaglio di una possibile composizione del cosidetto "paniere crescita", in particolare la parte costituita da ETF.



ETF sta per Exchange Traded Fund, o fondi scambiati sul mercato azionario. 

Questi sono dei prodotti finanziari che a loro volta sono composti da altri prodotti finanziari, ed essendo quotati sul mercato azionario, è possibile comprarli e rivenderli con le stesse modalità con cui si scambiano le azioni, attraverso un broker. Le basi su cosa sia un ETF potete trovarle qui.

Gli ETF che a mio modo di vedere sono piu' interessanti ai fini dell' investimento per un'audience non professionista sono i trackers degli indici di mercato. Si tratta di prodotti che replicano l'andamento di uno specifico mercato azionario, come ad esempio il VT, o il VTI, che replicano rispettivamente l'insieme delle principali azioni mondiali, e l'insieme delle principali azioni USA. 

Esistono un'infinità di ETF, ed esistono una pletora di entità che li emettono, come ad esempio Vanguard o Lyxor; alcuni di essi, pur essendo di proprietà di diversi emettitori, hanno l'obiettivo di replicare lo stesso indice; ad esempio nell'immagine sotto sono listati alcuni degli ETF ad accumulazione che replicano l'SP500: 




Ho citato ETF ad accumulazione, ma che significa?

Gli ETF possono gestire i profitti secondo due principali metodologie:

1. Ad accumulazione - cioè l'ETF accumula il valore delle azioni sottostanti che distribuiscono dividendi, reinvestendoli in volumi aggiuntivi dell' ETF stesso. In questo modo vi sarete risparmiati una parte dei costi di transazione, poichè è l'ETF stesso a ricomprare volumi aggiuntivi quando ce n'è la possibilità, ottimizzando l'azione dell'interesse composto sull'intero capitale investito.

2. A distribuzione - cioè l'ETF "paga" i dividendi delle azioni sottostanti. Questo approccio potrebbe non essere ottimizzato dal punto di vista fiscale, infatti in molti stati la distribuzione del dividendo viene tassata al momento dell'emissione, riducendo così significativamente l'effetto moltiplicatore dell'interesse composto. Tuttavia, l'uso di ETF a distribuzione è preferibile quando si è già ottenuta l'indipendenza finanziaria, potendosi usare i dividendi per coprire le proprie spese di vita.

Oltre alla differenziazione per modalità distributiva, è utile citare le tipologie di ETF per modalità di replica. In questo senso esistono due tipi di ETF: a replica fisica e a replica sintetica. I primi sono panieri di azioni che vengono realmente comperate e vendute sul mercato azionario per replicare la composizione dell'indice di riferimento. Comprare uno di questi ETF quindi corrisponde a comperare le azioni di cui è costituito, pro quota. I secondi non acquistano le  azioni, ma replicano sinteticamente l'indice utilizzando altri strumenti finanziari. Questi sono strumenti piu' puramente speculativi, sono piu' complessi e meno trasparenti, anche se in alcuni casi la replicano l'indice di riferimento in modo piu' efficiente della controparte fisica, se non è costituita dall' intero paniere ma da un campione di esso. 

Poichè ciascuna azienda quotata in borsa ha come chiaro obiettivo chiaro la massimizzazione del valore per i propri azionisti, gli indici borsistici, composti da queste aziende tendono a crescere complessivamente in valore. Poichè gli ETF sono i prodotti che passivamente possono replicare un indice borsistico, essi sono un ottimo strumento di investimento in quanto hanno bassi costi di gestione e possono al contempo minimizzare il rischio di investimento pur permettendo di prendere beneficio della continua ascesa dei mercati. Ovviamente anche per gli ETF come per le singole azioni, il rapporto tra fattore di rischio e guadagni attesi cambia a seconda delle azioni di cui è composto l'ETF.

E allora, su quali ETF occorre investire? Ce ne sono davvero molti a disposizione, ed è una buona norma fare una buona ricerca prima di scegliere il candidato ideale. 

In breve, seguendo l'approccio dei Bogleheads, i seguaci di Jack Bogle il fondatore di Vanguard, per motivi di diversificazione ai fini della FI si dovrebbe scegliere un portafolgio semplice, ad esempio costituito da due ETF, uno azionario che replichi tutti gli indici mondiali, di capitalizzazione elevata ed elevata liquidità, l'altro sui Bond governativi modiali. 

Mentre si investe attivamente nel tentativo di raggiungere il patrimonio necessario per la FI, occorrerebbe scegliere la strategia ad accumulazione, per poi passare a quella a distribuzione non appena si è raggiunto il patrimonio obiettivo.

In sostanza, se si vuole investire e perseguire l'indipendenza finanziaria, con l'utilizzo degli ETF è possibile farlo senza essere esperti. 

E' sufficiente selezionare due ETF grandi abbastanza, liquidi, con una replica di un indice il piu' differenziato possibile e con costi bassi come ad esempio:

VWRA - Vanguard FTSE All-World USD Accumulating
IGLA - iShares Global Government Bonds – Accumulating

e definire una percentuale per ciascun ETF, e ribilanciare periodicamente.

Quale che sia la strategia che scegliete, seguitela senza farvi assillare dalle notizie di mercato, il tempo e la pazienza sapranno ripagarvi!

Realtà Virtuale, il gioco perfetto

Prendi un sabato di brutto tempo, 4 amici anticonvenzionali e con una sana vena nerd, che con noi fanno 6, una sala giochi in realtà virtuale, mescola tutto lentamente e...


Il teaser

Era lo scorso inverno quando avevo iniziato a vedere gli annunci pubblicitari della Fusion Arena su Facebook; un breve video che mixava spezzoni di azione "reale" con persone vestite con corpetto, sensori, cuffia e armi giocattolo, con sequenze dell'azione nel mondo virtuale corrispondente, ricco di zombie, enigmi e musica metal martellante. Il mio cervello razionale ci ha messo circa 2 secondi per arrivare all'ovvia conclusione: "Fichissimo, devo provarlo al più presto"


Dopo mesi di indecisione, temporeggiamenti, e tentativi di convincere mia moglie che sì, sparare virtualmente, immersi in un ambiente virtuale può davvero essere divertente, alla fine ci siamo decisi a provarla, la Realtà Virtuale.

Probabilmente per l'arrivo dell'autunno, o semplicemente perché l'avevo sfinita, la santa donna mi ha accontentato e abbiamo organizzato un sabato sera al fulmicotone, alla Fusion Arena di Zurigo, coinvolgendo altre due coppie di amici, italiani anche loro.

Abbiamo prenotato online, selezionato il gioco a cui avremmo partecipato (Showdown PvP - un team deathmatch a squadre) e ricevuto regolare email di conferma con tutte le istruzioni del caso.


Una buona preparazione 

All'arrivo, l'arena era occupata dal gruppo precedente a noi, che a giudicare dal numero elevato doveva aver provato una delle avventure di esplorazione.

Fanculo l'esplorazione, noi volevamo il sangue.

La ragazza al bancone, Bonnie, ci spiega dettagliatamente, in inglese, come funziona il gioco, mentre alle sue spalle scorrono le immagini del training della StadtPolizei di Zurigo, a mezzo della Realtà Virtuale. Molto bene.



La signorina ci spiega il gioco utilizzando una pagina plastificata che tiene tra le mani e con cui ci mostra due riquadri di colore rosso e blu rispettivamente a due degli angoli opposti della pagina, ed una linea blu dal centro verso il riquadro blu e rossa dal centro verso il riquadro rosso. Questi rappresentano le nostre stazioni base, ci dice, ed il percorso per arrivarci. Mentre ci racconta che i riquadri grigi rappresentano gli ascensori per permetterci di muoverci su più livelli, mentre i nostri corpi mortali rimangono ancorati nello stanzone e tutti allo stesso piano, ricordo come la mia fantasia abbia davvero iniziato a visualizzare come sarebbe stato di li a poco, riportandomi ai tempi ormai antichi nei quali da ragazzetto squattrinato, con tutta la mia compagnia di allora, si andava a giocare al Laserdrome di Cattolica. 

Ci spiega che nel gioco potremo camminare, ma non correre o saltare o sdraiarci a terra; e dovremo cercare di tenerci a distanza di un braccio l'uno dall'altro, ed in generale non dovremmo barare, cioè nasconderci all'interno dei muri. Non avresti dovuto dirlo, Minnie

Il gioco, continua, inizierà quando sentiremo una sirena, e quando la sentiremo nuovamente vorrà dire che il round è finito e dovremo tornare alla nostra stazione base per il trasferimento alla struttura militare successiva, il tutto per 3 round di amorevoli fucilate tra coppie sposate, cadenzati dal suono di una sirena...ehm.

Mindy entra quindi nella stanza della VR, e ne esce con un fucile di plastica dalle linee futuribili. E' la nostra arma, dotata di pulsante di ricarica e pulsante per cambiare modalità... da fucile d'assalto a fucile da cecchino. Molto interessante. Purtroppo, ci spiega, non c'è lanciagranate, e non è neanche possibile colpire il nemico da tergo con il calcio del fucile. Peccato!

Quando entriamo nella sala VR siamo tutti ben gasati, è una stanza nera, vuota, sul soffitto ci sono una serie di telecamere agli infrarossi e sul lato sinistro 10 postazioni numerate per la "vestizione". Qui ciascun giocatore indossa un corpetto, un sensore per ciascuna mano, un sensore per ciascun piede, un visore per la realtà virtuale, cuffie con microfono e ovviamente l'arma. 


Ormai vestiti di tutto punto, e completamente al buio per via dei visori ancora spenti, l'aria si fa elettrica. Quando ecco che la luce prorompe e ci proietta in un ambiente bianco, asettico, nell'attesa che il "gioco" venga caricato. 


Al mio via, scatenate l'inferno

Pochi secondi ancora immersi nel bianco ed ecco che all'improvviso ci troviamo tutti insieme su un dirupo virtuale. Ci guardiamo intorno, ognuno di noi sembra indossare una tuta da ranger del futuro, ognuna di un colore diverso, la testa coperta da un casco integrale. Il dirupo ha una stradina selciata che ci conduce ad un unico punto sospeso sul mare, il punto di raccolta da cui avrà inizio la nostra guerra. Già sappiamo cosa dobbiamo fare: i ragazzi seguire il percorso rosso e le ragazze seguire quello blu, arrivare alla propria stazione base, toccare insieme il diamante che troveremo li. 

Inizia così il primo round, si spara, si cerca il nemico, ci si ricorda a intermittenza di abbassarsi, star coperti dietro i muri e le porte, sbucare da una finestra, ci si ricorda sempre poco di ricaricare, e quando finalmente ti ho sotto tiro... maledizione mi hai beccato! Sirena, si torna alla base.

Primo round a nostro favore, ma le ragazze sono agguerrite, e il fuoco amico non scherza. La pedana si sposta e ci porta all'ingresso della seconda arena, dove facciamo largo uso degli ascensori e del fucile da cecchino, entrambe le squadre. Anche il secondo round ci è largamente favorevole. Molto bene, visto che l'unica cosa che non possiamo permetterci è la sconfitta.

Il terzo round è in un posto strano, gli ascensori portano a torrette la cui geometria non è verticale, ma obliqua, Un  paradiso per i cecchini. Qui mia moglie da il meglio di se, ma non basta a colmare il divario. Sirena, si torna alla stazione base, il gioco è finito.

Quando le luci si accendono e togliamo i visori siamo sudati come se avessimo fatto 2 ore di crossfit, ma il gioco non può essere durato più di 20 - 25 minuti. Siamo tutti gasatissimi e ci spostiamo fuori a commentare i risultati: quante uccisioni, quale accuratezza, quanti proiettili sparati, e il punteggio per ciascun giocatore, e per ciascuna squadra. Anche Barbie è stata carina, ci ha filmati e ci ha passato il reperto sottobanco, davvero apprezzato. 

All'uscita dall'Arena non si parla d'altro che di sequenze del gioco appena fatto, come in un moviolone del Processo del Lunedì, commentato dai protagonisti dell'azione in campo. Ci dirigiamo in un Pub per birre e patatine, a chiudere un bel sabato sera alternativo. 

Ma la soddisfazione più grande non è né la vittoria, né aver fatto bene personalmente, né il video, né la birra con patatine: è vedere l'espressione entusiasta delle mogli che con una vena sanguigna negli occhi, ci giurerei, si sono subito messe a rilanciare, a dire che dobbiamo rifarlo, magari contro gli zombie, o semplicemente tra noi ancora, per una rivincita. 

Eh sì, credo proprio che non mancherà la rivincita.